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La traiettoria della mandibola: cosa ci insegna un arciere

Questo articolo nasce dalla rielaborazione e dall’aggiornamento di contenuti pubblicati originariamente nel 2015, successivamente approfonditi ed evoluti nel Metodo AEP® System.

La traiettoria della mandibola è il risultato dell'equilibrio funzionale del sistema, illustrata con la metafora dell'arciere nel Metodo AEP® System.
Come la traiettoria di una freccia dipende dall’equilibrio dell’arciere, anche la traiettoria della mandibola è il risultato dell’equilibrio dell’intero sistema.

Come la traiettoria di una freccia dipende dall’equilibrio dell’arciere, anche la traiettoria della mandibola è il risultato dell’equilibrio dell’intero sistema.

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In meno di tre minuti questa metafora viene spiegata con un esempio pratico.

Video: “La traiettoria della mandibola: cosa ci insegna un arciere?”

Cosa determina la traiettoria di una freccia?

Quando osserviamo un arciere siamo portati a seguire con lo sguardo la freccia che raggiunge il bersaglio.

Eppure la traiettoria non dipende soltanto dalla freccia.

Dipende dall’equilibrio dell’arciere, dalla posizione del suo corpo, dalla coordinazione dei movimenti e dal modo in cui ogni segmento partecipa al gesto.

Anche una minima variazione dell’equilibrio può modificare la traiettoria.

Nel Metodo AEP® System questa immagine rappresenta una metafora efficace per comprendere anche il comportamento della mandibola.

👉 Come la freccia è il risultato del gesto dell’arciere, così la traiettoria della mandibola è il risultato dell’equilibrio dell’intero sistema.

La mandibola non si muove soltanto grazie ai denti

Quando chiudiamo la bocca siamo portati a pensare che siano i denti a guidare il movimento.

In realtà i denti rappresentano soltanto il punto di arrivo.

Prima della chiusura interviene un sistema molto più complesso, costituito dall’interazione tra:

  • muscoli
  • articolazioni temporo-mandibolari
  • lingua
  • osso ioide
  • tratto cervicale
  • sistema nervoso.

La traiettoria mandibolare può essere interpretata come il risultato dell’interazione tra tutti questi elementi.

Per questo motivo osservare soltanto la posizione finale dei denti significa vedere soltanto il bersaglio, ma non comprendere il tiro che lo ha raggiunto.

Ogni traiettoria nasce da un equilibrio

Nel Metodo AEP® System la traiettoria della mandibola non viene considerata un movimento isolato.

Nel Metodo AEP® System la traiettoria mandibolare viene interpretata come l’espressione dell’equilibrio funzionale che il sistema riesce a costruire in quel momento.

Quando cambiano:

  • il tono muscolare
  • la deglutizione
  • la posizione della lingua
  • i rapporti occlusali
  • gli adattamenti del corpo

può modificarsi anche la traiettoria con cui la mandibola raggiunge la chiusura.

Per questo motivo la stessa persona può esprimere traiettorie differenti nel corso della vita.

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La mandibola può ritrovare il proprio equilibrio?

Modellare i denti non basta

Nella riabilitazione protesica la modellazione delle superfici occlusali è fondamentale.

Ma non rappresenta l’unico elemento da considerare.

Ogni riabilitazione modifica anche il modo in cui il sistema utilizza:

  • lingua
  • muscoli
  • posizione mandibolare
  • deglutizione
  • volumi della bocca.

Per questo motivo, accanto alla modellazione dei denti, il Metodo AEP® propone di osservare anche le relazioni funzionali che il sistema costruisce durante il movimento.

Forma e funzione devono lavorare insieme

Uno dei principi fondamentali del Metodo AEP® System consiste nel considerare forma e funzione come aspetti inseparabili.

Modificare:

  • i volumi
  • i contatti dentali
  • i rapporti tra le arcate

può modificare anche il comportamento funzionale dell’intero sistema stomatognatico.

👉 Più che ricercare una traiettoria ideale valida per tutti, il Metodo AEP® propone di comprendere quale traiettoria risulti maggiormente coerente con l’equilibrio funzionale di quella persona.

Prima dell’occlusione esiste il movimento

Come l’arciere ricerca stabilità prima di scoccare la freccia, anche il sistema stomatognatico ricerca un equilibrio prima di guidare la mandibola verso la chiusura.

Per questo motivo, nel Metodo AEP® System, la valutazione non si concentra esclusivamente sulla posizione finale dei denti.

Grande attenzione viene rivolta anche:

  • al punto di partenza
  • alla traiettoria
  • agli adattamenti
  • alle modalità con cui il sistema raggiunge la chiusura.

Il punto non è controllare la traiettoria

Perché comprendere il movimento significa comprendere il comportamento dell’intero sistema.

La traiettoria della mandibola non è qualcosa da imporre.

È qualcosa da comprendere.

Come accade per la freccia dell’arciere, anche la traiettoria della mandibola rappresenta la conseguenza dell’equilibrio raggiunto dal sistema.  

👉 Nel Metodo AEP® System non si ricerca una traiettoria teoricamente perfetta.

Si ricerca quella che il sistema riesce a esprimere con il miglior equilibrio possibile tra forma, funzione e adattamento.

Questa rappresenta la prospettiva con cui il Metodo AEP® System osserva il movimento mandibolare. Può essere uno spunto di riflessione per chi si occupa di occlusione e funzione: quanto la traiettoria della mandibola dipende dal solo rapporto tra i denti e quanto, invece, riflette l’equilibrio dell’intero sistema?

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È possibile determinare con assoluta certezza una posizione mandibolare “perfetta”?
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Posizione mandibolare ed equilibrio corporeo nel Metodo AEP® System
Nel Metodo AEP® System la mandibola viene osservata come parte dell’equilibrio funzionale del corpo.

Quando bocca e mandibola perdono equilibrio?

Quando la mandibola lavora in una posizione non fisiologica, il corpo può iniziare a creare adattamenti e compensi.

A volte compaiono:

  • tensioni muscolari,
  • rigidità cervicali,
  • affaticamento mandibolare,
  • alterazioni posturali,
  • discomfort articolari.

In molti casi si tende a pensare che il problema debba essere corretto “spostando” la mandibola in una nuova posizione.

Ma qui nasce una domanda importante:

👉 quella posizione dovrebbe essere scelta dal corpo… oppure imposta dall’esterno?

È possibile determinare una posizione perfetta?

Nel Metodo AEP® System si parte da un presupposto semplice:

👉 il corpo possiede una capacità di autoregolazione estremamente più complessa di qualsiasi valutazione esterna.

Per questo motivo, pensare di identificare con assoluta certezza una posizione mandibolare perfettamente fisiologica può essere illusorio.

Più realisticamente, ciò che possiamo ricercare è:
👉 una posizione terapeutica iniziale più equilibrata,
👉 coerente con lo stato funzionale del sistema in quel momento.

Ed è qui che entra in gioco il concetto di omeostasi.

Il corpo ricerca sempre il miglior equilibrio possibile

L’organismo tende continuamente a ricercare:

  • equilibrio,
  • economia energetica,
  • comfort muscolare,
  • riduzione del dolore.

Quando qualcosa interferisce con questo equilibrio, il corpo crea compensi per continuare a funzionare.

Nel sistema stomatognatico, uno dei principali vincoli è rappresentato dal contatto tra i denti:
👉 il vincolo occlusale.

Per questo motivo, nel Metodo AEP® System si cerca inizialmente di togliere questo vincolo, lasciando al sistema una maggiore libertà di adattamento.

L’obiettivo non è “dire” alla mandibola dove stare.

👉 È permettere al corpo di esprimere una posizione più equilibrata.

Il ruolo del jig e dello svincolo occlusale

Per facilitare questa ricerca viene utilizzato il jig di deprogrammazione, uno strumento conosciuto in odontoiatria per ridurre i condizionamenti occlusali.

Nel Metodo AEP®, il jig è piatto, in modo tale da permettere alla mandibola di adattarsi nei tre piani dello spazio e di ricercare, durante la deglutizione, la posizione più confortevole in quel momento.

Inizialmente viene associato a uno svincolo ottenuto attraverso rulli di cotone interposti tra le arcate posteriori.

Questa logica deriva anche dal test di Meersseman, utilizzato per osservare le interferenze della bocca sull’equilibrio posturale.

👉 Eliminando temporaneamente il vincolo occlusale, il sistema può organizzarsi in modo differente.

In alcuni casi, il corpo mostra immediatamente una riduzione delle tensioni e un miglioramento dell’equilibrio.

Una posizione che cambia in sinergia col corpo

Uno degli aspetti più importanti è questo:

👉 la posizione mandibolare non è necessariamente fissa.

Può cambiare:

  • in relazione al tono muscolare,
  • allo stato infiammatorio,
  • ai compensi presenti,
  • alle condizioni funzionali del sistema.

Per questo motivo, nel Metodo AEP® System la relazione rilevata inizialmente con il jig, non viene considerata un punto di arrivo definitivo.

👉 È un punto di partenza.

I diversi presidi terapeutici utilizzati poi:

  • placche di resettazione AEP®,
  • bite di riprogrammazione AEP®,

favoriranno un rilassamento muscolare e una progressiva stabilizzazione del sistema stomatognnatico.

“Successivamente”

  • provvisori,
  • riequilibri funzionali,

aiuteranno il sistema a evolvere verso una condizione stabile e fisiologica.

Approfondisci qui:👉 Deprogrammare, resettare e riprogrammare…
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Libertà tridimensionale mandibolare

Le articolazioni temporo-mandibolari non lavorano isolate.

La loro posizione dipende dall’equilibrio tra:

  • muscoli,
  • articolazioni,
  • lingua,
  • funzione deglutitoria,
  • contatti dentali.

Nel Metodo AEP® System, il jig viene utilizzato per ridurre i vincoli patologici e permettere alla mandibola una maggiore libertà tridimensionale.

👉 l’obiettivo non è condizionare il sistema,
👉 ma ridurre le interferenze che ne limitano l’equilibrio.

Deglutizione e fulcro incisivo

Nel Metodo AEP® System, la deglutizione assume un ruolo centrale.

Durante le prime fasi dello sviluppo umano, l’equilibrio stomatognatico si struttura attraverso:

  • funzione deglutitoria,
  • eruzione iniziale della dentizione decidua nella zona incisiva,
  • organizzazione neuromuscolare progressiva.

Seguendo questa logica, il jig di deprogrammazione AEP® viene utilizzato per favorire:

  • svincolo occlusale,
  • appoggio incisivo anteriore,
  • funzione deglutitoria,
  • maggiore libertà mandibolare.

👉 Non per imporre una posizione,
👉 ma per permettere al sistema di esprimere quella più compatibile con il proprio equilibrio.

Il punto non è controllare la mandibola.

È ascoltare il sistema.

Ogni persona presenta:

  • una propria storia funzionale,
  • propri compensi,
  • propri adattamenti,
  • proprie capacità di recupero.

Per questo motivo il Metodo AEP® System ricerca una posizione mandibolare coerente con la fisiologia individuale della persona.

Non una posizione standard.

👉 Ma una posizione che il corpo riesce realmente a gestire meglio.

Approfondisci qui

👉 La mandibola va guidata… o va ascoltata?
https://www.giovannimaver.it/blog/mandibola-guidata-o-ascoltata-postura/

👉 Perché il corpo compensa fino a quando può
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👉 Deglutizione: il fulcro spesso ignorato nella progettazione del sorriso
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👉 Scopri il Metodo AEP®
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Placca di reset e bite di riprogrammazione: perché non sono la stessa cosa

Questo articolo nasce da una rielaborazione divulgativa di contenuti pubblicati originariamente nel 2018, successivamente approfonditi ed evoluti nel Metodo AEP® System.



Placca di reset AEP e bite di riprogrammazione AEP con funzioni differenti nel Metodo AEP® System
Placca di reset e bite di riprogrammazione AEP®: due dispositivi con funzioni diverse e complementari all’interno del percorso terapeutico del Metodo AEP® System.

Nel Metodo AEP® System placca di reset e bite di riprogrammazione svolgono funzioni differenti e complementari.

Quando si parla di bite, spesso si tende a utilizzare questo termine per indicare qualsiasi dispositivo rimovibile applicato ai denti.

In realtà non tutti i dispositivi svolgono la stessa funzione.

Nel Metodo AEP® System viene fatta una distinzione precisa tra due strumenti con obiettivi completamente differenti:

  • placca di reset AEP
  • bite di riprogrammazione AEP

Comprendere questa differenza è importante per capire la logica dell’intero percorso terapeutico.

Non tutti i bite sono uguali

Il termine bite viene spesso utilizzato in modo generico.

Nella pratica clinica, però, esistono dispositivi differenti per:

  • materiali;
  • forma;
  • posizione;
  • modalità di utilizzo;
  • obiettivi terapeutici.

Per questo motivo non è corretto considerare tutti i bite equivalenti.

Ogni dispositivo nasce per rispondere a esigenze specifiche.

La placca di reset: ridurre i condizionamenti

Nel Metodo AEP® System il primo dispositivo è rappresentato dalla placca di reset AEP.

Il suo obiettivo non è imporre una nuova posizione mandibolare.

L’obiettivo è ridurre il condizionamento esercitato dai contatti dentali, permettendo al sistema stomatognatico di esprimere progressivamente una condizione funzionale più libera dai compensi sviluppati nel tempo.

Nel percorso AEP® la placca viene generalmente utilizzata nelle ore notturne e viene controllata periodicamente dal medico attraverso regolazioni effettuate ogni 3 settimane per circa 4/6 mesi.

👉 Approfondisci anche: Il corpo compensa sempre: perché alcuni dolori restano silenti

Perché prima si osserva e poi si stabilizza

Una delle differenze del Metodo AEP® System consiste nel non stabilizzare immediatamente una posizione mandibolare.

Prima si favorisce il reset del sistema e se ne osserva la risposta.

Solo successivamente, se le condizioni cliniche lo consentono, si valuta la possibilità di stabilizzare la posizione raggiunta.

Questo permette di distinguere due fasi differenti:

  • ricerca dell’equilibrio;
  • eventuale stabilizzazione.

Il bite di riprogrammazione

Quando il sistema mostra una risposta favorevole, può essere utilizzato un bite di riprogrammazione AEP.

Il suo compito non è ricercare una nuova posizione.

Il suo compito è mantenere in modo stabile e reversibile la posizione funzionale individuata durante la fase precedente.

In questo modo è possibile verificare se i benefici ottenuti durante la fase di reset si mantengono anche durante le normali attività quotidiane e valutare nel tempo la risposta del sistema prima di eventuali trattamenti definitivi.

Un percorso completamente reversibile

Uno degli aspetti caratteristici del Metodo AEP® System è la gradualità.

Prima si resetta e si osserva.

Poi si verifica la risposta.

Infine, solo se i risultati sono stabili e soddisfacenti, si può programmare una riabilitazione definitiva.

Questo rende il percorso progressivo e reversibile nelle sue fasi iniziali.

L’obiettivo non è il dispositivo

Nel Metodo AEP® System il protagonista non è il bite.

Il protagonista è l’equilibrio funzionale del paziente.

La placca e il bite rappresentano strumenti con funzioni differenti all’interno di un metodo che mira a comprendere e rispettare l’equilibrio funzionale individuale.

Per questo motivo dispositivi apparentemente simili possono avere obiettivi completamente diversi.

Nel Metodo AEP® System la placca di reset e il bite di riprogrammazione non rappresentano due alternative, ma due fasi successive di un unico percorso finalizzato alla ricerca e alla verifica dell’equilibrio funzionale del paziente.

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Approfondimento tecnico

I principi descritti in questo articolo sono stati progressivamente sviluppati nel Metodo AEP® System e approfonditi attraverso casi clinici, pubblicazioni e attività congressuali.

Per approfondire:

👉 Rassegna Stampa
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