Nel precedente articolo, “Prima della forma vengono i riferimenti”, abbiamo visto come, nel percorso AEP® System, la progettazione non inizi dalla scelta della morfologia dentale.
Prima vengono i riferimenti e la ricerca di una maggiore stabilità articolare e muscolare. Solo successivamente possiamo porci la domanda:
quale forma e quale posizione dovrebbero avere i denti che andremo a costruire?
A questo punto potremmo aprire una biblioteca dentale digitale, scegliere una morfologia ideale o che piace al paziente o a noi e adattarla allo spazio disponibile.
Ma torneremmo al problema dal quale siamo partiti.
Se bocca e postura, viso, funzione e caratteristiche individuali fanno parte di un insieme di relazioni, perché dovremmo pensare che la stessa forma dentale possa rappresentare indistintamente persone differenti?
Non stiamo cercando il dente più bello
Quando progettiamo un sorriso è naturale osservare forma, dimensioni, proporzioni e disposizione dei denti.
Il problema nasce quando questi elementi vengono scelti partendo prevalentemente da un modello estetico precostituito.
Nel Metodo AEP® System la domanda è differente.
Non:
“Qual è il dente più bello?”
ma:
“Quale morfologia può risultare più coerente con questa persona?”
Questo sposta nuovamente il centro della progettazione.
Dal dente alla persona.
Dalla ricerca di una forma ideale alla ricerca di una armonia individuale.
Leggere l’individualità prima di costruirla
Per cercare questa coerenza dobbiamo raccogliere altre informazioni.
Nel percorso AEP® vengono osservati diversi elementi che possono contribuire alla lettura dell’individualità, tra cui:
- biotipo individuale;
- armonie osteopatiche;
- dominanze dei tessuti periorali.
Sono caratteristiche che, combinate tra loro, permettono di mettere in relazione diverse componenti osservabili del viso.
Questi elementi non rappresentano una formula automatica capace di generare il dente corretto.
Sono informazioni che vengono messe in relazione per cercare di comprendere meglio quale organizzazione appartenga a quella persona.
Attraverso la compilazione della scheda di valutazione AEP® System si determina così, in relazione all’individualità del paziente, un primo progetto personalizzato.
In particolare:
- attraverso le classificazioni osteopatiche vengono individuate le differenze tra lato destro e lato sinistro;
- attraverso la classificazione del biotipo vengono individuate la forma dell’arcata dentale e la relativa biblioteca dentale;
- attraverso le classificazioni periorali di naso e labbra vengono individuate le dominanze dei denti frontali

È lo stesso principio affrontato nell’articolo dedicato al Puzzle: bocca, viso, postura, persona: il significato non deriva necessariamente dal singolo tassello, ma dalle relazioni che riusciamo a osservare tra i diversi tasselli.
👉 Il
puzzle: bocca, viso, postura, persona
https://www.giovannimaver.it/blog/puzzle-bocca-viso-postura-persona/
Armonia non significa simmetria
Questo passaggio porta a uno dei principi che caratterizzano la progettazione AEP®:
ricercare l’armonia dentale, non una simmetria dentale standardizzata.
In natura la perfetta specularità non rappresenta la regola.
Volto, tessuti e strutture anatomiche possono presentare differenze più o meno accentuate tra lato destro e sinistro che partecipano all’individualità della persona.
La progettazione del sorriso non dovrebbe quindi avere come obiettivo automatico quello di cancellare ogni differenza per ricondurre il paziente a un modello geometrico ideale.
L’obiettivo diventa cercare una morfologia capace di inserirsi in armonia con l’insieme delle informazioni osservate.
È qui che il concetto “Ad ognuno il proprio sorriso” assume un significato progettuale concreto.
Dall’informazione alla forma
A questo punto dobbiamo però compiere un passaggio fondamentale.
Osservare l’individualità non basta.
Dobbiamo trovare il modo di trasferire quelle informazioni nella progettazione dei denti.
Nel percorso sviluppato con l’AEP® System questo passaggio utilizza strumenti differenti, che non devono essere confusi con le informazioni dalle quali siamo partiti.
Armonie osteopatiche, biotipi e dominanze dei tessuti periorali aiutano a leggere alcune caratteristiche dell’individualità.
Griglie, algoritmi progettuali, biblioteche dentali, Dime Biovolumetriche® e strumenti dedicati di AEP® 3D diventano invece strumenti attraverso i quali queste informazioni possono essere interpretate e trasferite nella costruzione della morfologia.
La distinzione è importante.
Lo strumento non dovrebbe decidere quale dente costruire.
Deve permettere al professionista di trasformare le informazioni raccolte in scelte progettuali.
Le Dime Biovolumetriche®: dal riferimento al volume
All’interno di questo percorso le Dime Biovolumetriche®, strumenti brevettati AEP®, sono state sviluppate per contribuire al trasferimento delle informazioni individuali nella costruzione dei volumi delle arcate dentali.
Rappresentano forme standard individuate in relazione al biotipo del paziente, ma non costituiscono l’obiettivo finale della progettazione.
La forma correlata al biotipo diventa invece un riferimento personalizzato dal quale partire, per guidare progressivamente la costruzione della morfologia di arcate dentali individualizzate.
In questo modo lo standard non rappresenta il risultato da raggiungere, ma uno strumento iniziale che viene successivamente adattato all’individualità della persona.

Questo permette di affrontare forma, volume e disposizione dei denti non come elementi indipendenti, ma come parti di un progetto che deve rimanere coerente con i riferimenti precedentemente individuati.
E le biblioteche dentali?
Le biblioteche dentali digitali AEP rappresentano strumenti estremamente utili.
Il punto, ancora una volta, è come vengono utilizzate.
Una biblioteca AEP® può offrirci diverse forme già disponibili in relazione al biotipo di appartenenza, ma non può stabilire autonomamente quale sia quella più coerente con una determinata persona.
Nel percorso AEP® la biblioteca diventa quindi una risorsa progettuale, non il punto dal quale deriva automaticamente il sorriso.
Il digitale dovrebbe consentire al professionista di intervenire sulla posizione e sulla morfologia dei denti, adattandole alle informazioni raccolte e mantenendo la libertà necessaria per applicare il proprio know-how.
La tecnologia offre possibilità.
Il metodo stabilisce come utilizzarle.
Il dente deve essere coerente con il sistema
Arriviamo così al punto centrale di questo terzo passaggio.
Nel primo articolo abbiamo visto che creare un sorriso non significa riempire uno spazio.
Nel secondo abbiamo stabilito che prima della forma vengono i riferimenti.
Ora possiamo aggiungere un ulteriore elemento:
la morfologia delle arcate dentali dovrebbe essere costruita cercando coerenza con l’individualità della persona.
Questo riguarda non soltanto l’estetica.
Come abbiamo approfondito nell’articolo dedicato a forma e funzione, modificando forma e posizione dei denti modifichiamo anche i riferimenti con i quali lingua, labbra, mandibola e muscolatura devono interagire.
👉 Forma e
funzione: perché non possiamo dare al sorriso una forma e una posizione
qualsiasi
https://www.giovannimaver.it/blog/forma-funzione-posizione-denti-sorriso/
Per questo, nel Metodo AEP®, forma e funzione vengono considerate due facce della stessa medaglia.
Integrare le dinamiche mandibolari nel progetto
Nel percorso progettuale possono essere acquisite anche registrazioni 4D del movimento mandibolare, che permettono di rilevare la cinematica individuale del paziente e trasferire queste informazioni al software CAD/CAM.
Le modalità di acquisizione possono variare in relazione agli strumenti e alle metodiche utilizzate dai differenti clinici, attraverso sistemi come Zebris JMA System, Itaka, MODJAW o tecnologie analoghe.
In questo modo anche la dinamica mandibolare individuale diventa un’informazione disponibile durante la progettazione, insieme ai riferimenti precedentemente raccolti.
Ancora una volta, però, il dato non rappresenta da solo il progetto: è il professionista a interpretare le informazioni acquisite e a utilizzarle, secondo il proprio know-how, per adattare forma e posizione dei denti alle caratteristiche individuali del paziente.
La tecnologia permette quindi di acquisire e trasferire nel progetto anche il movimento. Il metodo stabilisce come utilizzare questa informazione nella costruzione della riabilitazione.
Abbiamo progettato il sorriso. Ma funziona?
A questo punto il percorso sembra completo.
Abbiamo osservato la persona.
Abbiamo individuato i riferimenti.
Abbiamo ricercato il rapporto intermascellare.
Abbiamo definito il piano occlusale.
Abbiamo utilizzato le informazioni individuali per progettare forma e posizione dei denti.
Abbiamo integrato nella progettazione anche le informazioni relative alla dinamica mandibolare individuale.
Ma rimane ancora una domanda fondamentale.
Come possiamo verificare se ciò che abbiamo progettato entra realmente in relazione con la funzione della persona e contribuisce al recupero di condizioni più fisiologiche?
Una progettazione non dovrebbe concludersi sullo schermo del computer o con una valutazione esclusivamente estetica.
Occorre tornare alla persona e osservare il risultato durante la funzione.
Movimento mandibolare, fonetica, rapporto tra denti e tessuti periorali, estetica e armonia del sorriso diventano quindi elementi di verifica.
È da qui che partirà l’ultimo articolo della serie:
👉 Un sorriso progettato deve funzionare: come lo verifichiamo?
👉 Se desideri approfondire:
👉 Scopri il Metodo AEP® System
https://www.giovannimaver.it/it/aep-system.php